DISCORSO DI PAOLO ALL'AREOPAGO

 

Atti 17,22-34. DISCORSO DI PAOLO AD ATENE
Temi importanti per il cristiano e per il ricercatore della verità

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Per il credente in Cristo

  • Riconoscimento del Dio sconosciuto: Paolo inizia il suo discorso riconoscendo la religiosità degli Ateniesi e la loro venerazione di un "Dio sconosciuto". Questo apre la porta alla presentazione del Dio cristiano come colui che può riempire questo vuoto spirituale. (Atti 17,22-23)
  • Rivelazione del Dio vivente: Paolo proclama la natura del Dio cristiano come creatore e sovrano dell'universo, in contrasto con gli idoli inanimati adorati dagli Ateniesi. (Atti 17,24-25)
  • Provvidenza divina nella vita umana: Dio non è un essere distante e disinteressato, ma è attivamente coinvolto nella vita di ogni uomo, sostenendolo e fornendogli tutto ciò di cui ha bisogno. (Atti 17,25-28)
  • Origine divina dell'umanità: Paolo sottolinea la comune discendenza di tutti gli esseri umani da Dio, contrastando le divisioni etniche e sociali presenti nella società ateniese. (Atti 17,28)
  • Invito alla conversione: Paolo esorta gli Ateniesi a pentirsi dei loro peccati e a rivolgersi al Dio vivente, offrendo loro la possibilità di ricevere la salvezza attraverso Gesù Cristo. (Atti 17,30-31)
  • Resurrezione dai morti: Paolo annuncia la risurrezione di Gesù Cristo come prova del suo potere divino e come speranza per la vita futura. (Atti 17,31)
  • Reazioni contrastanti: Il discorso di Paolo provoca reazioni contrastanti tra gli Ateniesi: alcuni lo deridono, mentre altri sono incuriositi e desiderosi di saperne di più. (Atti 17,32-34)

Per il filosofo

  • Critica alla religione tradizionale: Paolo mette in discussione le credenze religiose degli Ateniesi, basate su idoli e superstizioni, proponendo una visione alternativa della divinità. (Atti 17,22-23)
  • Ricerca della verità: Paolo incoraggia gli Ateniesi a non accontentarsi di semplici opinioni o ipotesi, ma a ricercare la verità assoluta su Dio e sul significato della vita. (Atti 17,23)
  • Concezione di Dio: Paolo offre una definizione di Dio come creatore, provvidente e fonte di vita, in contrasto con le concezioni panteistiche o materialistiche diffuse nella filosofia greca. (Atti 17,24-28)
  • Rapporto tra uomo e Dio: Paolo sottolinea la dipendenza dell'uomo da Dio e la sua responsabilità morale di riconoscerlo e di adorarlo. (Atti 17,28-29)
  • Etica e conversione: Paolo invita gli Ateniesi a cambiare il loro modo di vivere, abbandonando l'idolatria e abbracciando una vita conforme alla volontà di Dio. (Atti 17,30)
  • Razionalità e fede: Il discorso di Paolo si rivolge sia alla ragione che alla fede, invitando i filosofi a considerare le prove razionali a sostegno del messaggio cristiano, pur riconoscendo la necessità della fede per accogliere pienamente la verità rivelata. (Atti 17,22-34)

In sintesi, Atti 17,22-34 presenta un messaggio che risuona sia con il lettore credente in Cristo che con il filosofo. Per il credente, offre una conferma e un approfondimento della propria fede, mentre per il filosofo propone una sfida intellettuale e un invito a considerare una nuova prospettiva sulla realtà.

NOTA STORICA

Il termine greco "Areopago" appare una sola volta nella Bibbia, nel libro degli Atti degli Apostoli (17,19.22). La parola greca per Areopago è "Άρειος Πάγος" (Areios Pagos).

L'etimologia del termine "Areopago" è incerta. Le due ipotesi principali sono:

  • Derivazione da Ares: Secondo questa ipotesi, il nome deriverebbe dal dio greco Ares, che si credeva avesse perso un processo sull'Areopago.
  • Composizione di due parole: Un'altra ipotesi suggerisce che il nome sia composto da due parole greche: "Areios" (marziale) e "Pagos" (collina). In questo caso, il termine si riferirebbe alla collina di Ares, dove si riuniva il consiglio.

Indipendentemente dalla sua precisa etimologia, il termine "Areopago" era utilizzato per indicare il prestigioso consiglio ateniese che svolgeva funzioni politiche, giudiziarie e religiose.

Curiosità

  • L'Areopago era considerato il tribunale più importante dell'antica Grecia.
  • Tra i suoi membri più famosi c'erano Socrate e Aristide.
  • Il consiglio si riuniva su una collina rocciosa che ancora oggi domina il panorama di Atene.

All'epoca della visita di Paolo Apostolo ad Atene, avvenuta intorno al 50 d.C., l'Areopago era frequentato da un gruppo eterogeneo di individui:

Membri

  • Ex arconti: I cittadini ateniesi che avevano ricoperto la carica di arconte, la massima magistratura della città, entravano automaticamente a far parte dell'Areopago al termine del loro mandato. Erano generalmente uomini di età avanzata, provenienti dalle famiglie più facoltose e influenti di Atene.
  • Membri nominati: In aggiunta agli ex arconti, l'Areopago poteva includere anche membri nominati dall'Assemblea popolare. Si trattava di persone di spicco nella società ateniese, distinte per il loro sapere, la loro esperienza o il loro impegno per la comunità.

Altri partecipanti

  • Imputati e accusatori: L'Areopago era il tribunale preposto ai casi di omicidio e ad altri reati gravi. Pertanto, tra i frequentatori dell'Areopago c'erano anche gli imputati, accompagnati dai loro accusatori e dai loro testimoni.
  • Cittadini interessati: Nonostante l'Areopago fosse un'istituzione prevalentemente elitaria, le sue adunanze non erano completamente chiuse al pubblico. Cittadini ateniesi comuni potevano assistere ai processi come spettatori, anche se non erano autorizzati a intervenire.
  • Filosofi e studiosi L'Areopago era un luogo di dibattito e di riflessione su questioni filosofiche, religiose e politiche. Pertanto, era frequentato anche da filosofi, studiosi e intellettuali, attratti dalla possibilità di confrontarsi con le personalità più eminenti di Atene.

È importante sottolineare che la composizione esatta dell'Areopago variava nel tempo, in base alle fluttuazioni politiche e sociali di Atene. Tuttavia, la descrizione sopraccitata offre una panoramica generale di chi frequentava l'Areopago al tempo della visita di Paolo Apostolo.

Tra i membri più noti dell'Areopago c'erano stati

  • Aristide: Un famoso statista e stratego ateniese, noto per la sua integrità e il suo impegno per la democrazia.
  • Cimone: Un altro importante statista ateniese, figlio di Milziade e rivale di Pericle.
  • Efialte: Un riformatore politico che ridusse il potere dell'Areopago a favore dell'Assemblea popolare.

Durante la sua visita ad Atene, Paolo Apostolo si rivolse all'Areopago con un celebre discorso nel quale presentava il Cristianesimo ai filosofi ateniesi. Questo discorso, riportato negli Atti degli Apostoli (17, 22-34), rappresenta un affascinante incontro tra due culture e due modi di pensare. 

NOTA SECONDA

Nel discorso di Paolo all'Areopago di Atene (Atti 17,28), la frase "perché di lui anche noi siamo stirpe" è una citazione che non viene attribuita a un singolo poeta, ma piuttosto a una pluralità di fonti letterarie e filosofiche greche conosciute all'epoca.

L'idea che l'uomo abbia una discendenza divina era infatti diffusa nel mondo greco e si ritrova in diverse opere di autori differenti. Tra le possibili fonti a cui Paolo potrebbe aver fatto riferimento, gli studiosi ipotizzano:

  • Arato di Soli: Poeta e astronomo greco del III secolo a.C., autore dei "Fenomeni", un poema che descrive le costellazioni e i loro movimenti. Nei "Fenomeni" Arato fa riferimento a Zeus come "padre di tutti gli uomini e degli dei".
  • Epimenide di Creta: Poeta e profeta greco del VII secolo a.C., noto per i suoi detti enigmatici e oracolari. Ad Epimenide si attribuisce la frase "Cretici [Cretesi] sempre bugiardi, male bestie, ventri pigri", ma anche l'affermazione che gli uomini sono "stirpe di Zeus".
  • Cleante di Asso: Filosofo stoico greco del III secolo a.C., autore di un inno a Zeus in cui il dio viene definito "padre e re di tutti gli uomini".

È importante sottolineare che Paolo non cita esplicitamente nessuno di questi autori, né intende avallare tutte le loro idee. Egli utilizza la loro concezione di una discendenza divina come punto di partenza per presentare il Dio cristiano, il creatore e signore di tutte le cose, che invita gli uomini a riconoscere e ad adorare.

L'obiettivo di Paolo non è quello di addentrarsi in un dibattito filosofico sulle origini dell'uomo, ma piuttosto di annunciare la buona novella del Vangelo e di invitare gli Ateniesi alla conversione. La citazione dei poeti greci serve come ponte per collegare la loro cultura e le loro credenze con il messaggio cristiano, mostrando come la ricerca della verità e del senso della vita possa trovare compimento in Gesù Cristo.

[Gemini]

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