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Confronto tra Ὁ φιλῶν in Mt 10,37 e οὐ μισεῖ in Lc 14,26

Confronto tra Ὁ φιλῶν in Mt 10,37 e ο ὐ μισε ῖ in Lc 14,26 Tra due versetti del Nuovo Testamento, tra loro quasi alla lettera paralleli, esistono diversità nel modo di intendere le condizioni per seguire il Cristo tanto nella vita ecclesiale ma soprattutto per la missione alla quale il Cristo destina, con indiscutibile autorità, alcuni dei suoi discepoli. La traduzione della CEI, e in genere quelle cattoliche anche in altre lingue, tentano ad attenuare l’espressione forte di Luca, che parla di odiare i propri cari, e non di amarli di meno come invece suggerisce il testo di Matteo. Una traduzione deve sempre presuppore la necessità, pregiudiziale, di un adattamento del testo originale ai lettori? Il rischio sembra quello di dovere masticare il testo messo in bocca a Gesù, considerato troppo esigente. La lettura dei passi paralleli e delle parole tanto greche che ebraiche nelle loro rispettive occorrenze nell’Antico come nel Nuovo Testamento, fanno apparire la interpreta...