INUTILITÀ DI UNA VITA SENZA FEDE IN CRISTO

Giovanni 15,1-8. Chi non rimane in Me è tagliato e gettato via.

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Commento sintagmatico di Giovanni 15,4

Sintagma 1, "Rimanete in me, e io in voi"

  • "Rimanete": verbo imperativo attivo, seconda persona plurale, presente. Indica un comando diretto di Gesù ai suoi discepoli, un invito a stabilire una relazione profonda e permanente con lui.
  • "In me": preposizione semplice con pronome personale. Specifica il luogo in cui i discepoli devono rimanere: in Gesù stesso.
  • "E io in voi": congiunzione coordinativa "e" unita alla stessa struttura precedente, sottolinea la reciprocità della relazione. Non solo i discepoli sono chiamati a dimorare in Gesù, ma anche Gesù desidera dimorare in loro.

Sintagma 2, "Come il tralcio non può portare frutto da sé, se non rimane nella vite, così neanche voi, se non rimanete in me"

  • "Come il tralcio": paragone introduttivo che evidenzia la dipendenza del tralcio dalla vite per produrre frutti.
  • "Non può portare frutto da sé": negazione che sottolinea l'incapacità del tralcio di produrre frutti autonomamente.
  • "Se non rimane nella vite": condizione necessaria per la produzione di frutti: il tralcio deve essere unito alla vite.
  • "Così neanche voi": applicazione della stessa logica ai discepoli.
  • "Se non rimanete in me": stessa condizione necessaria per i discepoli: devono rimanere uniti a Gesù.

Passi paralleli

  • Giovanni 15,5: "Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto; perché senza di me non potete far nulla."
  • Galati 5,22-23: "Il frutto dello Spirito è invece amore, gioia, pace, pazienza, bontà, benignità, fede, mansuetudine, dominio di sé. Contro queste cose non c'è legge."

Contesto

Questo brano si trova nel discorso di addio di Gesù ai suoi discepoli, pronunciato durante l'Ultima Cena (Giovanni 13-17). Gesù prepara i suoi seguaci alla sua imminente partenza e sottolinea l'importanza di rimanere uniti a lui per vivere una vita fruttuosa e ricca di significato.

Sei conseguenze logiche per il lettore credente

  1. Dipendenza da Dio: Riconoscere la propria dipendenza da Dio e da Gesù Cristo come fonte di vita e di forza spirituale.
  2. Unione con Dio: Coltivare un'intima relazione con Dio attraverso la preghiera, la lettura della Bibbia e la partecipazione alla vita della comunità ecclesiale.
  3. Obbedienza a Dio: Seguire gli insegnamenti di Gesù e vivere secondo i suoi comandamenti.
  4. Crescita spirituale: Impegnarsi in un percorso di crescita spirituale che porti a produrre "frutti dello Spirito" (fede, speranza, carità, amore, gioia, pace, ecc.).
  5. Efficacia nella vita: Riconoscere che solo uniti a Dio si può vivere una vita piena di significato e che produce frutti positivi per sé e per gli altri.
  6. Preparazione per l'eternità: Vivere in comunione con Dio prepara il credente alla vita eterna in Paradiso.

Conclusione

Giovanni 15,4 è un invito pressante a coltivare una relazione profonda e personale con Gesù Cristo. Rimanendo in Lui, il credente riceve la forza, la guida e la grazia necessarie per vivere una vita fruttuosa e conforme alla volontà di Dio. 

PORTARE FRUTTI - LA CONDIZIONE PER VIVERE

I frutti attesi da Gesù: testi e riflessioni

Nei Vangeli, Gesù utilizza spesso l'immagine del frutto per sottolineare l'importanza di una vita vissuta secondo i suoi insegnamenti. Chi ascolta la sua parola e la mette in pratica è chiamato a "portare frutto", pena l'essere considerato come un albero sterile e destinato ad essere tagliato (Matteo 7,15-20; Luca 13,6-9).

Esempi di testi dai Vangeli sinottici

  • Parabola del fico sterile (Matteo 21,19-22; Marco 11,12-14; Luca 13,6-9): Gesù maledice un fico che non produce frutti, simboleggiando l'inutilità di una vita priva di opere buone.
  • Parabola dei talenti (Matteo 25,14-30): Un uomo affida i suoi talenti ai servi, che li devono far fruttificare. Colui che non produce nulla viene punito, mentre chi ha fatto fruttare i talenti è ricompensato.
  • Parabola della vigna (Matteo 20,1-16): Il padrone della vigna assume operai in diverse ore del giorno, pagandoli tutti ugualmente. Quelli assunti per ultimi, pur avendo lavorato meno, hanno prodotto lo stesso frutto di quelli assunti all'inizio. La parabola insegna che la salvezza non dipende dalle opere compiute, ma dalla disponibilità ad accogliere la chiamata di Dio in qualsiasi momento della vita.
  • Parabola della rete (Matteo 13,47-50): I pescatori gettano la rete in mare e raccolgono pesci di ogni tipo. I pesci buoni vengono conservati, mentre quelli cattivi vengono gettati via. La parabola insegna che nel regno di Dio saranno accolti solo coloro che producono frutti buoni.

Riflessioni sui frutti attesi da Gesù

  • I frutti a cui Gesù si riferisce non si limitano ad azioni concrete, ma includono anche atteggiamenti interiori come l'amore, la gioia, la pace, la pazienza, la bontà, la benignità, la fede, la mansuetudine e il dominio di sé (Galati 5,22-23).
  • Portare frutto significa vivere una vita coerente con la parola di Dio, non solo a parole ma anche nei fatti.
  • I frutti sono il segno di una fede viva e operosa, che si traduce in azioni concrete a servizio del prossimo e nella testimonianza del Vangelo.
  • Gesù non chiede di produrre frutti con le proprie forze, ma invita a rimanere uniti a lui come il tralcio alla vite (Giovanni 15,4-8). Solo uniti a lui si può ricevere la grazia e la forza necessarie per portare frutti buoni e abbondanti.

Conclusione

L'invito di Gesù a portare frutto è un invito a vivere una vita piena di significato e di valore, una vita che contribuisce a rendere il mondo un luogo migliore. È un invito che si rivolge a tutti, indipendentemente dalle proprie capacità o dal tempo a disposizione. Con l'aiuto di Dio e rimanendo uniti a Gesù, ogni credente può portare frutti buoni e abbondanti per la gloria di Dio e il bene dell'umanità.

[Gemini]

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