1 Timoteo 4,1-5,2 e Diritto Canonico: Vangelo, Legge e la Santità del Creato
La comparazione tra il testo di 1 Timoteo 4,1 - 5,2 e il Codice di Diritto Canonico evidenzia come la legislazione ecclesiale romana contemporanea cerchi di tradurre in norme disciplinari le intuizioni e gli avvertimenti teologico-pastorali dell'epistolario paolino (canonico, ispirato!). Sebbene il linguaggio e i procedimenti del diritto canonico si distinguano per natura e finalità dall'esortazione biblica, la fondamentale attenzione alla cura della coscienza, alla retta dottrina e al servizio pastorale rimane l'asse portante che collega l'antica disciplina apostolica alla vita giuridica della Chiesa di oggi. Tuttavia, questo confronto fa emergere una tensione mai del tutto risolta tra la rigidità della norma giuridica e la novità radicale della Fede: prima di strutturarsi in dottrina formalizzata o in disciplina canonica, il Vangelo si rivela come evento e kērygma — "annuncio" vivo di Gesù Cristo, unica Via, Verità e Vita (Gv 14,6) e unico Signore dei vivi e dei morti (Rm 14,9). La salvezza offerta nel Vangelo non scaturisce dall'osservanza di un codice, ma dalla grazia che trasforma e libera chiunque crede in Gesù come il Figlio di Dio fatto uomo. In questa prospettiva, la primazia dell'evento salvifico su ogni codificazione normativa costituisce un prezioso varco ecumenico, capace di interpellare la coscienza di ogni credente come Abramo, al di là delle appartenenze confessionali e delle architetture giuridiche.
Continua a leggere DA QUI - Scarica il pdf

Commenti