AMMINISTRATORE DI DIO - COMUNICATORE COMPLETO

 

PAOLO COMUNICATORE COMPLETO
DEL MISTERO DI CRISTO


Lettura di Efesini 3,1-13
Esamino, nel contesto immediato di Efesini 3,1-13, alcune parole-chiave del brano nel singolo versetto per meglio capire il tema della comunicazione secondo Paolo e il personaggio, autore e scrittore che si definisce apostolo, servo, amministratore del mistero di Dio, della grazia del Vangelo che è poi l’affermazione essenziale della fede: è Gesù il Cristo, è Gesù il Signore. Il mistero di Dio è uno solo, tutto in Cristo Signore di tutto e di tutti.
Per leggere e interpretare, e quindi per capire la Scrittura con la Scrittura e quindi Paolo con Paolo, riporto, per ogni versetto, qualche altro versetto che considero parallelo, soprattutto estraendolo dalla stessa lettera agli Efesini e poi da Colossesi – ma anche dal resto delle 13 lettere che costituiscono il corpus paulinum.
La “lettera” agli Efesini sembra dipendere da quella ai Colossesi, scritta forse prima e che, nell’intenzione dell’autore, doveva essere letta anche dalla chiesa di Laodicea.
Anche la lettera di Paolo a Filemone è destinata a un membro della chiesa di Colosse.


Efeso, Colosse, Laodicea, erano città dell’Asia minore, non lontane tra loro. Attualmente si trovano in Turchia e a prevalenza musulmana. Cosa farebbe e come comunicherebbe Paolo oggi il Vangelo ai turchi, che da molti secoli hanno abbandonato Cristo?

Efesini 3,1

Per questo io, Paolo (ἐγὼ Παῦλος), il prigioniero di Cristo per voi pagani (ἔθνος)...
Un anacoluto che Paolo completa solo al v. 14: (...“Per questo io piego le ginocchia davanti al Padre…”) ma che gli serve a indicare se stesso come il mittente unico e i destinatari, non ebrei ma genti dell’impero romano e che parlavano greco. A loro Paolo scrive questo brano che che sembra una lettera completa e profonda con una conclusione al v. 13.
In Colossesi ed Efesini Paolo parla di sé come di un apostolo e ministro, ma anche come scrittore, o editore del vangelo, in:
Ef 1,1: Paolo, apostolo (ἀπόστολος) di Cristo Gesù per volontà di Dio, ai santi che sono a Èfeso credenti in Cristo Gesù:
Col 1,1: Paolo, apostolo (ἀπόστολος) di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Timòteo
Col 1,23: purché restiate fondati e fermi nella fede, irremovibili nella speranza del Vangelo che avete ascoltato, il quale è stato annunciato in tutta la creazione che è sotto il cielo, e del quale io, Paolo, sono diventato ministro (διάκονος).
Col 4,18: Il saluto è di mia mano, di me, Paolo. Ricordatevi delle mie catene. La grazia sia con voi.

Efesini 3,2

Ef 3,2: penso che abbiate sentito parlare del ministero (οἰκονομία) della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore:

<3622> οἰκονομία (oikonomia) = amministrazione della casa, ministero

Lo stesso termine, “economia”, è usato in:
Ef 1,10: per il governo (Vul: in dispensationem) della pienezza dei tempi: ricondurre al Cristo, unico capo, tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra.
Ef 3,9: e illuminare tutti sulla attuazione (Vul: dispensatio) del mistero nascosto da secoli in Dio, creatore dell'universo
Col 1,25: Di essa sono diventato ministro, secondo la missione (secundum dispensationem) affidatami da Dio verso di voi di portare a compimento la parola di Dio (εἰς ὑμᾶς πληρῶσαι τὸν λόγον τοῦ θεοῦ: cfr. Gal 5,14 e 1Ts 1,5)
Paolo usa lo stesso termine, “amministrazione”, o “amministratore, economo, manager” (cioè οἰκονόμος) ancora o già altrove e non sempre riferisce il titolo a se stesso:
Rom 16,23: Vi saluta Gaio, che ospita me e tutta la comunità. Vi salutano Erasto, tesoriere della città, e il fratello Quarto.
1Cor 4,1: Ognuno ci consideri come servi di Cristo e amministratori dei misteri di Dio.
1Cor 4,2: Ora, ciò che si richiede agli amministratori è che ognuno risulti fedele.
1Cor 9,17: Se lo faccio di mia iniziativa, ho diritto alla ricompensa; ma se non lo faccio di mia iniziativa, è un incarico (οἰκονομίαν) che mi è stato affidato.
Gal 4,2: dipende da tutori (ἐπίτροπος) e amministratori fino al termine prestabilito dal padre.
1Tm 1,4: e di non aderire a favole (μῦθος) e a genealogie interminabili, le quali sono più adatte a vane discussioni (ἐκζήτησις) che non al disegno (οἰκονομία) di Dio, che si attua nella fede.
Tt 1,7: Il vescovo infatti, come amministratore di Dio, deve essere irreprensibile: non arrogante, non collerico, non dedito al vino, non violento, non avido di guadagni disonesti

Efesini 3,3

Ef 3,3: per rivelazione (ἀποκάλυψις) mi è stato fatto conoscere (γνωρίζω) il mistero (μυστήριον), di cui vi ho già scritto brevemente (προγράφω).
In questo versetto le parole più espressive da un punto di vista della comunicazione, di quella personale o propria di Paolo sono almeno 4, che tratto una alla volta

1 <602> ἀποκάλυψις (apokalupsis) = apocalisse, rivelazione

In Efesini e Colossesi, Paolo usa questo stesso termine già in:
Ef 1,17: affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui;
In Ef 3,5, soltanto (mai in Colossesi) Paolo usa, invece del sostantivo femminile, il verbo ἀποκαλύπτω
“Esso – [il mistero di cui si parla al v. 4] - non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito”
Nel resto del corpus paulinum, il termine “apocalisse” compare solo ancora in Rom 2,5; 8,19; 16,25; 1Cor 1,7; 14,6.26; 2Cor 12,1.7; Gal 1,12; 2,2; 2Ts 1,7.
Cfr. Rom 8,19: L'ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio.
Rom 16,25: A colui che ha il potere di confermarvi (στηρίζω) nel mio Vangelo, che annuncia (κήρυγμα) Gesù Cristo, secondo la rivelazione del mistero, avvolto nel silenzio per secoli eterni
1Cor 1,7: che non manca più alcun carisma a voi, che aspettate la manifestazione (Vul: revelationem) del Signore nostro Gesù Cristo.
Gal 1,12: infatti io non l'ho ricevuto né l'ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo.
Gal 2,2: vi andai però in seguito a una rivelazione. Esposi loro il Vangelo che io annuncio tra le genti, ma lo esposi privatamente alle persone più autorevoli, per non correre o aver corso invano.
2Ts 1,7: e a voi, che siete afflitti, dare sollievo insieme a noi, quando si manifesterà (Vul: in revelatione) il Signore Gesù dal cielo, insieme agli angeli della sua potenza

2 <1107> γνωρίζω (gnorizo) = arrivare a capire, far capire ad altri, manifestare, informare

Paolo usa altre volte in Colossesi e soprattutto in Efesini questo verbo, a volte riferito non solo al ministero ma anche alla persona stessa di chi scrive:
Ef 1,9: facendoci conoscere il mistero della sua volontà, secondo la benevolenza che in lui si era proposto
Ef 3,5: Esso non è stato manifestato (Vul: non est agnitum) agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito:
Ef 3,10: affinché, per mezzo della Chiesa, sia ora manifestata ai Principati e alle Potenze dei cieli la multiforme sapienza di Dio
Ef 6,19: E pregate anche per me, affinché, quando apro la bocca, mi sia data la parola, per far conoscere con franchezza il mistero del Vangelo
Ef 6,21: Tìchico – fratello carissimo e fedele ministro nel Signore – vi darà notizie (Vul: omnia no a vobis faciet) di tutto quello che io faccio, affinché sappiate anche voi ciò che mi riguarda.
Col 1,27: A loro Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo alle genti: Cristo in voi, speranza della gloria.
Col 4,7: Tutto quanto mi riguarda ve lo riferirà (Vul: vobis nota faciet) Tìchico, il caro fratello e ministro fedele, mio compagno nel servizio del Signore
Col 4,9: Con lui verrà anche Onèsimo, il fedele e carissimo fratello, che è dei vostri. Essi vi informeranno su tutte le cose di qui.
Altrove nelle sue lettere, Paolo usa lo stesso verbo, tradotto con “far conoscere” o “manifestare”, “dichiarare” o altrimenti, in Rom 9,22-23; 16,26; 1Cor 12,3; 15,1; 2Cor 8,1; Gal 1,11;Fil 1,22; 4,6.
Cfr. Rom 9,22-23: Anche Dio, volendo manifestare (ἐνδείκνυμι) la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con grande magnanimità gente meritevole di collera, pronta per la perdizione. E questo, per far conoscere la ricchezza della sua gloria verso gente meritevole di misericordia, da lui predisposta alla gloria
1Cor 15,1: Vi proclamo poi, fratelli, il Vangelo che vi ho annunciato (εὐαγγελίζω) e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi
Gal 1,11: Vi dichiaro, fratelli, che il Vangelo (τὸ εὐαγγέλιον) da me annunciato (τὸ εὐαγγελισθὲν) non segue un modello umano (κατὰ ἄνθρωπον);
Fil 4,6: Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti (Vul: innotescant) a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti.

3 <3466> μυστήριον (musterion) = mistero, dottrina segreta, apocrifo

In Efesini e Colossesi, questo termine ricorre già o ancora in
Ef 1,9: facendoci conoscere il mistero della sua volontà, secondo la benevolenza che in lui si era proposto (προέθετο: cfr. Rom 3,25)
Ef 3,4: Leggendo ciò che ho scritto, potete rendervi conto della comprensione che io ho del mistero di Cristo.
Ef 3,9: e illuminare tutti sulla attuazione del mistero nascosto da secoli in Dio, creatore dell'universo
Ef 5,32: Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!
Ef 6,19: E pregate anche per me, affinché, quando apro la bocca, mi sia data la parola, per far conoscere con franchezza il mistero del Vangelo
Col 1,26: il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato (νῦν δὲ ἐφανερώθη: cfr. 1Tm 3,16) ai suoi santi.
Col 1,27: A loro Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo alle genti: Cristo in voi, speranza della gloria.
Col 2,2: perché i loro cuori vengano consolati. E così, intimamente uniti nell'amore, essi siano arricchiti di una piena intelligenza per conoscere (τῆς πληροφορίας τῆς συνέσεως, εἰς ἐπίγνωσιν) il mistero di Dio, che è Cristo
Col 4,3: Pregate anche per noi, perché Dio ci apra la porta della Parola (θύραν τοῦ λόγου) per annunciare (λαλῆσαι) il mistero di Cristo. Per questo mi trovo in prigione
Altrove Paolo usa meno questo termine, solo in: Rom 11,25; 16,25; 1Cor 2,7; 4,1; 13,2; 14,2; 15,51; 2Ts 2,7; 1Tm 3,9.16.
Cfr. Rom 16,25: A colui che ha il potere di confermarvi nel mio Vangelo, che annuncia Gesù Cristo, secondo la rivelazione del mistero, avvolto nel silenzio per secoli eterni
1Cor 2,7: Parliamo invece della sapienza di Dio, che è nel mistero, che è rimasta nascosta e che Dio ha stabilito prima dei secoli per la nostra gloria.
1Cor 15,51: Ecco, io vi annuncio un mistero: noi tutti non moriremo, ma tutti saremo trasformati
2Ts 2,7: Il mistero dell'iniquità è già in atto, ma è necessario che sia tolto di mezzo colui che finora lo trattiene.

2 <4270> προγράφω prographo = scrivere prima, prescrivere, descrivere, rappresentare scrivendo

Paolo usa questo termine solo ancora in:
Rom 15,4: Tutto ciò che è stato scritto prima di noi, è stato scritto per nostra istruzione (εἰς τὴν ἡμετέραν διδασκαλίαν ἐγράφη) perché, in virtù della perseveranza e della consolazione che provengono dalle Scritture, teniamo viva la speranza.
Gal 3,1: O stolti Gàlati, chi vi ha incantati (τίς ὑμᾶς ἐβάσκανεν)? Proprio voi, agli occhi dei quali fu rappresentato al vivo (Vul: proscriptus est) Gesù Cristo crocifisso!
Paolo si presenta come lo scrittore o piuttosto l’autore di lettere in molti versetti del corpus paulinum: in Rom 15,15; 16,22; 1Cor 4,14; 5,9.11; 9,15; 14,37; 2Cor 2,3-4.9; 7,12; 13,10; Gal 1,20; 6,11; Ef 3,4; 2Ts 3,17; 1Tm 3,14; Flm 1,19.21
Rom 15,15: Tuttavia, su alcuni punti, vi ho scritto (γράφω) con un po' di audacia, come per ricordarvi quello che già sapete, a motivo della grazia che mi è stata data da Dio
Rom 16,22: Anch'io, Terzo, che ho scritto (γράφω) la lettera, vi saluto nel Signore. [da questo versetto siamo informati che a scrivere materialmente Romani, ma anche presumibilmente altre o tutte le altre lettere paoline, non sia Paolo. Egli ha uno scriba con sé].
Ef 3,4: Leggendo ciò che ho scritto (γράφω), potete rendervi conto della comprensione che io ho del mistero di Cristo.
2Ts 3,17: Il saluto è di mia mano, di Paolo. Questo è il segno autografo di ogni mia lettera (ὅ ἐστιν σημεῖον ἐν πάσῃ ἐπιστολῇ·); io scrivo così (οὕτως γράφω).
Flm 1,21: Ti ho scritto (γράφω) fiducioso nella tua docilità, sapendo che farai anche più di quanto ti chiedo.

Efesini 3,4

Ef 3,4: Leggendo (ἀναγινώσκω) ciò che ho scritto, potete rendervi conto (νοέω) della comprensione (σύνεσις) che io ho del mistero di Cristo.

1 <314> ἀναγινώσκω (anaginosko) = riconoscere con gli occhi, leggere

Paolo usa questo verbo ancora solo in:
2Cor 1,13: Infatti non vi scriviamo altro da quello che potete leggere o capire (ἐπιγινώσκω). Spero che capirete (ἐπιγινώσκω) interamente –
2Cor 3,2: La nostra lettera siete voi, lettera scritta (ἡ ἐπιστολὴ ἡμῶν ὑμεῖς ἐστε, ἐγγεγραμμένη) nei nostri cuori, conosciuta e letta (Vul: legitur) da tutti gli uomini. [La ἐπιστολὴ, “epistola”, ha una parentela etimologica e di assonanza con ἀποστολή, “apostolato”, termine usato ancora in Rom 1,5 e 1Cor 9,2]
2Cor 3,15: Fino ad oggi, quando si legge Mosè, un velo è steso sul loro cuore;
Col 4,16: (3x): E quando questa lettera sarà stata letta da voi, fate che venga letta anche nella Chiesa dei Laodicesi e anche voi leggete quella inviata ai Laodicesi.
1Ts 5,27: Vi scongiuro, per il Signore, che questa lettera sia letta a tutti i fratelli.

2 <3539> νοέω (noeo) = percepire, capire, comprendere, pensare

Paolo usa il termine solo ancora o già in:
Rom 1,20: Infatti le sue perfezioni invisibili, ossia la sua eterna potenza e divinità, vengono contemplate (καθοράω) e comprese (Vul: intellecta) dalla creazione del mondo attraverso le opere da lui compiute. Essi dunque non hanno alcun motivo di scusa
Ef 3,20: A colui che in tutto ha potere di fare molto più di quanto possiamo domandare o pensare, secondo la potenza che opera in noi
1Tm 1,7: pretendendo di essere dottori della Legge (νομοδιδάσκαλοι), mentre non capiscono né quello che dicono né ciò di cui sono tanto sicuri (μήτε ἃ λέγουσιν μήτε περὶ τίνων διαβεβαιοῦνται).
2Tm 2,7: Cerca di capire quello che dico, e il Signore ti aiuterà a comprendere (σύνεσις) ogni cosa.

3 <4907> σύνεσις (sunesis) = comprensione, sintesi mentale, intelligenza, intuizione

Paolo usa ancora questo termine solo ancora in
1Cor 1,19: Sta scritto infatti: Distruggerò la sapienza dei sapienti e annullerò l'intelligenza degli intelligenti (συνετός).
Col 1,9: Perciò anche noi, dal giorno in cui ne fummo informati (ἀκούω), non cessiamo di pregare per voi e di chiedere che abbiate piena conoscenza (ἐπίγνωσις) della sua volontà, con ogni sapienza e intelligenza spirituale
Col 2,2: perché i loro cuori vengano consolati. E così, intimamente uniti nell'amore, essi siano arricchiti di una piena intelligenza per conoscere (ἐπίγνωσις) il mistero di Dio, che è Cristo:
2Tm 2,7: Cerca di capire (νοέω) quello che dico, e il Signore ti aiuterà a comprendere ogni cosa.

Efesini 3,5

Ef 3,5: Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato (ἀποκαλύπτω) ai suoi santi apostoli e profeti (*) per mezzo dello Spirito.

1 <601> ἀποκαλύπτω (apokalupto) = scoprire, rivelare, manifestare, rendere pubblico o visibile

Paolo usa ancora questo verbo solo in
Rom 1,17: In esso infatti si rivela la giustizia di Dio, da fede a fede, come sta scritto: Il giusto per fede vivrà.
Rom 1,18: Infatti l'ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia di uomini che soffocano la verità nell'ingiustizia
Rom 8,18: Ritengo infatti che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi.
1Cor 2,10: Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio.
1Cor 3,13: l'opera di ciascuno sarà ben visibile (φανερός): infatti quel giorno la farà conoscere (δηλόω), perché con il fuoco si manifesterà, e il fuoco proverà la qualità dell'opera di ciascuno.
1Cor 14,30: Ma se poi uno dei presenti riceve una rivelazione, il primo taccia:
Gal 1,16: di rivelare in me il Figlio suo perché lo annunciassi in mezzo alle genti (ἵνα εὐαγγελίζωμαι αὐτὸν ἐν τοῖς ἔθνεσιν), subito, senza chiedere consiglio a nessuno (οὐ προσανεθέμην σαρκὶ καὶ αἵματι)…
Gal 3,23: Ma prima che venisse la fede, noi eravamo custoditi e rinchiusi sotto la Legge, in attesa della fede che doveva essere rivelata.
Fil 3,15: Tutti noi, che siamo perfetti, dobbiamo avere questi sentimenti; se in qualche cosa pensate diversamente, Dio vi illuminerà anche su questo.
2Ts 2,3: Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti verrà l'apostasia e si rivelerà l'uomo dell'iniquità, il figlio della perdizione
2Ts 2,6: E ora voi sapete che cosa lo trattiene perché non si manifesti se non nel suo tempo.
2Ts 2,8: Allora l'empio sarà rivelato e il Signore Gesù lo distruggerà con il soffio della sua bocca e lo annienterà con lo splendore della sua venuta.

2 Apostoli e Profeti

In Efesini e Colossesi, usa ancora queste parole, anche al singolare in:
Ef 2,20: edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d'angolo lo stesso Cristo Gesù.
Ef 3,5: Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito:
Ef 4,11: Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri
Col 1,1: Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Timòteo
Nel corpus paulinum “apostoli e profeti” sono assieme solo ancora in:
1Cor 12,28-29: Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi ci sono i miracoli, quindi il dono delle guarigioni, di assistere, di governare, di parlare varie lingue. - Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti fanno miracoli? [Nota come per Paolo l’amministrazione pastorale di una chiesa, il governo, non sia importanto quanto l’essere apostolo dei gentili, dei lontani]

Efesini 3,6

Ef 3,6: che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità (συγκληρονόμος), a formare lo stesso corpo (σύσσωμος) e ad essere partecipi (συμμέτοχος) della stessa promessa (ἐπαγγελία) per mezzo del Vangelo (εὐαγγέλιον)

1 <4789> συγκληρονόμος (sugkleronomos) = coerede

Solo ancora, nel NT in:
Rom 8,17: E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte (συμπάσχω) alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria (συνδοξάζω).
Eb 11,9: Per fede, egli soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa.
1Pt 3,7: Così pure voi, mariti, trattate con riguardo le vostre mogli, perché il loro corpo è più debole, e rendete loro onore perché partecipano con voi della grazia della vita: così le vostre preghiere non troveranno ostacolo.

2 <4954> σύσσωμος (sussomos) = con-corpo, membro

Solo qui in tutta la Bibbia. Termine inventato da Paolo? Non lo si trovi neppure nel greco classico. È presente invece nel greco moderno dove è considerato un sinonimo di στερεός, συμπαγής, ατόφιος, μονόχρωμος.

3 <4830> συμμέτοχος (summetochos) = congiunto, partecipe con

Solo ancora, in tutta la Bibbia, in Ef 5,7: Non abbiate quindi niente in comune con loro (μὴ οὖν γίνεσθε συμμέτοχοι αὐτῶν).

4 <1860> ἐπαγγελία (epaggelia) = promessa

Mai in Colossesi. In Efesini è solo ancora in:
Ef 1,13: In lui anche voi, dopo avere ascoltato la parola della verità, il Vangelo (Ἐν ᾧ καὶ ὑμεῖς ἀκούσαντες τὸν λόγον τῆς ἀληθείας) della vostra salvezza, e avere in esso creduto, avete ricevuto il sigillo (ἐσφραγίσθητε) dello Spirito Santo che era stato promesso
Ef 2,12: ricordatevi che in quel tempo eravate senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza d'Israele, estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio nel mondo.
Ef 6,2: Onora tuo padre e tua madre! Questo è il primo comandamento che è accompagnato da una promessa
Nel corpus paulinum questa “promessa” ricorre già o ancora in Rom 4,13-14.16.20; 9,4.8-9; 15,8; 2Cor 1,20; 7,1; Gal 3,14.16-18.21-22.29; 4,23.28; 1Tm 4,8; 2Tm 1,1
Cfr. Rom 4,13: Infatti non in virtù della Legge fu data ad Abramo, o alla sua discendenza, la promessa di diventare erede del mondo, ma in virtù della giustizia che viene dalla fede.
Gal 3,18: Se infatti l'eredità si ottenesse in base alla Legge, non sarebbe più in base alla promessa; Dio invece ha fatto grazia ad Abramo mediante la promessa.

5 <2098> εὐαγγέλιον (euaggelion) = vangelo, lieto annuncio

In Colossesi ed Efesini ancora solo in:
Ef 1,13: In lui anche voi, dopo avere ascoltato la parola della verità, il Vangelo della vostra salvezza, e avere in esso creduto, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso
Ef 6,15: i piedi, calzati e pronti a propagare il vangelo della pace.
Ef 6,19: E pregate anche per me, affinché, quando apro la bocca, mi sia data la parola, per far conoscere con franchezza il mistero del Vangelo (ἐν παρρησίᾳ γνωρίσαι τὸ μυστήριον τοῦ εὐαγγελίου)
Col 1,5: a causa della speranza che vi attende nei cieli. Ne avete già udito l'annuncio dalla parola di verità del Vangelo
Col 1,23: purché restiate fondati e fermi nella fede, irremovibili (ἑδραῖοι: cfr. 1Cor 15,58) nella speranza del Vangelo che avete ascoltato, il quale è stato annunciato in tutta la creazione che è sotto il cielo, e del quale io, Paolo, sono diventato ministro.
Il termine è “vangelo” è più usato da Paolo che da qualunque altro scrittore biblico ed è presente, nel corpus paulinum, almeno in: Rom 1,1.9.16; 2,16; 10,16; 11,28; 15,16.19; 16,25; 1Cor 4,15; 9,12.14.18.23; 15,1; 2Cor 2,12; 4,3-4; 8,18; 9,13; 10,14; 11,4.7; Gal 1,6-7.11; 2,2.5.7.14; Ef 1,13; 3,6; 6,15.19;Fil 1,5.7.12.16.27; 2,22; 4,3.15; Col 1,5.23; 1Ts 1,5; 2,2.4.8-9; 3,2; 2Ts 1,8; 2,14; 1Tm 1,11; 2Tm 1,8.10; 2,8; Flm 1,13.
Non compare in nessun altro libro della bibbia greca.
Cfr. Rom 1,1: Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo per chiamata, scelto per annunciare il vangelo di Dio –
Flm 1,13: Avrei voluto tenerlo con me perché mi assistesse al posto tuo, ora che sono in catene per il Vangelo.


Efesini 3,7

Ef 3,7: del quale [Vangelo] io sono divenuto ministro (διάκονος) secondo il dono della grazia (κατὰ τὴν δωρεὰν τῆς χάριτος: δωρεά + χάρις) di Dio, che mi è stata concessa secondo l'efficacia della sua potenza.

1 <1249> διάκονος (diakonos) = diacono, servitore, ministro

In Efesini solo ancora in
Ef 6,21: Tìchico – fratello carissimo e fedele ministro nel Signore – vi darà notizie (γνωρίσει ὑμῖν) di tutto quello che io faccio, affinché sappiate anche voi ciò che mi riguarda.
In Colossesi è più frequente che in Efesini:
Col 1,7: che avete appreso da Èpafra, nostro caro compagno nel ministero (σύνδουλος): egli è presso di voi un fedele ministro di Cristo
Col 1,23: purché restiate fondati e fermi nella fede, irremovibili nella speranza del Vangelo che avete ascoltato, il quale è stato annunciato in tutta la creazione che è sotto il cielo, e del quale io, Paolo, sono diventato ministro.
Col 1,25: Di essa sono diventato ministro, secondo la missione (κατὰ τὴν οἰκονομίαν: οἰκονομία) affidatami da Dio verso di voi di portare a compimento (πληρόω) la parola di Dio
Col 4,7: Tutto quanto mi riguarda ve lo riferirà (γνωρίζω) Tìchico, il caro fratello e ministro fedele, mio compagno nel servizio (σύνδουλος) del Signore [Nota che Tichico è presente sia in Efesini che Colossesi, ma anche altrove, in Atti e lettere pastorali: cfr. At 20,4; Ef 6,21; Col 4,7; 2Tm 4,12; Tt 3,12]
Nel resto del corpus paulinum, il termine ricorre ancora o già in: Rom 13,4; 15,8; 16,1.27; 1Cor 3,5; 2Cor 3,6; 6,4; 11,15.23; Gal 2,17;Fil 1,1; 1Ts 3,2; 1Tm 3,8.12; 4,6
Cfr. Rom 13,4: (2x) poiché essa [l’autorità romana] è al servizio di Dio per il tuo bene. Ma se fai il male, allora devi temere, perché non invano essa porta la spada; è infatti al servizio di Dio per la giusta condanna di chi fa il male.
2Cor 11,15 (2x): Non è perciò gran cosa se anche i suoi ministri si mascherano da ministri di giustizia; ma la loro fine sarà secondo le loro opere.
1Tm 3,8: Allo stesso modo i diaconi siano persone degne e sincere nel parlare, moderati nell'uso del vino e non avidi di guadagni disonesti

Efesini 3,8

Ef 3,8: A me, che sono l'ultimo fra tutti i santi, è stata concessa questa grazia (χάρις): annunciare (εὐαγγελίζω) alle genti le impenetrabili (ἀνεξιχνίαστος: solo qui in tutta la Bibbia greca) ricchezze di Cristo

<2097> εὐαγγελίζω (euaggelizo) = evangelizzare

In Colossesi, questo verbo non compare mai mentre in Efesini è ancora solo in:
Ef 2,17: Egli – il Cristo - è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani, e pace a coloro che erano vicini.
Nel resto del corpus paulinum ricorre almeno in Rom 1,15; 10,15; 15,20; 1Cor 1,17; 9,16.18; 15,1-2; 2Cor 10,16; 11,7; Gal 1,8-9.11.16.23; 4,13; 1Ts 3,6. In tutta la bibbia greca il termine è usato in 72 versetti, 77 volte; cfr. Is 40,9 (2x); 52,7 (2x); Lc 1,19; 1Pt 1,12; la prima volta che εὐαγγελίζω ricorre è in 1Sam 31,9 e non riguarda una bella notizia; l’ultima volta è in Ap 14,6 (un vangelo eterno da annunciare agli abitanti della terra e ad ogni nazione, tribù, lingua e popolo)
Cfr. Rom 10,15: E come lo annunceranno (κηρύσσω), se non sono stati inviati (ἀποστέλλω)? Come sta scritto: Quanto sono belli i piedi di coloro che recano un lieto annuncio di bene! [Qui è citato Is 52,7]
1Cor 9,16 (2x): Infatti annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone (ἀνάγκη γάρ μοι ἐπίκειται): guai a me se non annuncio il Vangelo!

Efesini 3,9

Ef 3,9: e illuminare (φωτίζω) tutti sulla attuazione (οἰκονομία) del mistero nascosto da secoli in Dio, creatore dell'universo

<5461> φωτίζω (photizo) = illuminare, risplendere

Nel corpus paulinum solo ancora in:
1Cor 4,5: Non vogliate perciò giudicare nulla prima del tempo, fino a quando il Signore verrà. Egli metterà in luce i segreti delle tenebre e manifesterà (φανερόω) le intenzioni dei cuori (ὃς καὶ φωτίσει τὰ κρυπτὰ τοῦ σκότους καὶ φανερώσει τὰς βουλὰς τῶν καρδιῶν); allora ciascuno riceverà da Dio la lode.
Ef 1,18: illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere (οἶδα) a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità (κληρονομία) fra i santi
2Tm 1,10: ma è stata rivelata (φανερόω) ora, con la manifestazione (ἐπιφάνεια) del salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l'incorruttibilità per mezzo del Vangelo

Efesini 3,10

Ef 3,10: affinché, per mezzo della Chiesa, sia ora manifestata ai Principati e alle Potenze dei cieli la multiforme (πολυποίκιλος) sapienza di Dio

<4182> πολυποίκιλος (polupoikilos) = molteplice, multiforme, variegato, caleidoscopico

Solo in Ef 3,10: e mai altrove nella Bibbia greca. Qualche rara volta ricorre in Euripide. Nel greco moderno è in serie con “molteplice, variato, svariato”, come πολυσχιδής, πολυειδής, πολυμερής.

Efesini 3,11

Ef 3,11: secondo il progetto (πρόθεσις) eterno che egli ha attuato (ποιέω) in Cristo Gesù nostro Signore

<4286> πρόθεσις (prothesis) = presentazione, proposta, progetto, disegno, proposizione, programma

Mai in Colossesi e in Efesini ancora solo in:
Ef 1,11: In lui siamo stati fatti anche eredi, predestinati (προορίζω) – secondo il progetto di colui che tutto opera secondo la sua volontà –
Nel resto della Bibbia questo termine ricorre in Mt 12,4; Mc 2,26; Lc 6,4; At 11,23; 27,13; Rom 8,28; 9,11; 2Tm 1,9; 3,10; Eb 9,2, con due significati diversi: “disegno-proposta” o “proposizione”, nel senso di presentazione dei pani in offerta.
Cfr. Rom 8,28: Del resto, noi sappiamo che tutto concorre (συνεργέω) al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno (τοῖς κατὰ πρόθεσιν κλητοῖς οὖσιν)
Mt 12,4: Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell'offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti.
Eb 9,2: Fu costruita infatti una tenda, la prima, nella quale vi erano il candelabro, la tavola e i pani dell'offerta; essa veniva chiamata il Santo.

Efesini 3,12

Ef 3,12: nel quale abbiamo la libertà (παρρησία) di accedere (προσαγωγή) a Dio in piena fiducia (πεποίθησις) mediante la fede in lui.

1 <3954> παρρησία (parresia) = libertà, capacità di dire tutto, francezza


In Efesini e Colossesi, ancora in:
Ef 6,19: E pregate anche per me, affinché, quando apro la bocca, mi sia data la parola, per far conoscere con franchezza il mistero del Vangelo
Col 2,15: Avendo privato della loro forza i Principati e le Potenze, ne ha fatto pubblico spettacolo (ἐδειγμάτισεν ἐν παρρησίᾳ), trionfando su di loro in Cristo.
Nel resto del corpus paulinum, in 2Cor 3,12; 7,4; Ef 3,12;Fil 1,20; 1Tm 3,13; Flm 1,8
Cfr. 2Cor 3,12: Forti di tale speranza, ci comportiamo con molta franchezza
Flm 1,8: Per questo, pur avendo in Cristo piena libertà di ordinarti ciò che è opportuno

2 <4318> προσαγωγή (prosagoge) = accesso, entrata, ingresso, presentazione

Solo ancora in:
Rom 5,2: Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l'accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio.
Ef 2,18: Per mezzo di lui infatti possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito.

3 <4006> πεποίθησις (pepoithesis) = convinzione, persuasione

Nel corpus paulinum ancora solo in:
2Cor 1,15: Con questa convinzione avevo deciso in un primo tempo di venire da voi, affinché riceveste una seconda grazia
2Cor 3,4: Proprio questa è la fiducia che abbiamo per mezzo di Cristo, davanti a Dio.
2Cor 8,22: Con loro abbiamo inviato anche il nostro fratello, di cui abbiamo più volte sperimentato la sollecitudine in molte circostanze; egli è ora più entusiasta che mai per la grande fiducia che ha in voi.
2Cor 10,2: vi supplico di non costringermi, quando sarò tra voi, ad agire con quell'energia che ritengo di dover adoperare contro alcuni, i quali pensano che noi ci comportiamo secondo criteri umani (ὡς κατὰ σάρκα περιπατοῦντας).
Fil 3,4: sebbene anche in essa [la carne] io possa confidare. Se qualcuno ritiene di poter avere fiducia (πείθω) nella carne, io più di lui:

Efesini 3,13

Vi prego quindi di non perdervi d'animo a causa delle mie tribolazioni per voi: sono gloria vostra.

Conclusioni prospettiche per una comunicazione paolina

Paolo si presenta come un prigioniero di Cristo, senza vergogna, servo, amministratore, apostolo, ossia inviato speciale ai pagani (non-ebrei) per comunicare, annunciare, far conoscere, illuminare, rivelare, davanti ai loro occhi, il mistero di Cristo, nascosto alle generazioni precedenti.
Paolo, per comunicare Cristo, usa termini diversi, alcuni dei quali nessun altro usa nella bibbia greca. Ne sintetizzo alcuni:

1 οἰκονομία (oikonomia)

= amministrazione della casa, ministero, governo della casa, servizio, missione. Il termine è reso in latino solitamente come “dispensatio”, “dispensa” del mistero, di una parola di verità, dello stesso vangelo. Paolo vuole essere considerato servo a tempo pieno di Gesù, il Cristo e Signore, unico del mondo intero, e quindi un “economo” o “amministratore” plenipotenziario presso i pagani, “dei misteri di Dio”, “amministratore di Dio” stesso – senza più aderire a una Legge, né a favole o a miti religiosi pagani né a genealogie e liturgie giudaiche che mettano in discussione il progetto o disegno unico di Dio, di unire, o ricapitolare tutto e tutti, cielo e terra, in Gesù Cristo Signore.

2 ἀποκάλυψις (apokalupsis)

= apocalisse, rivelazione che consiste anche nell’attività di Paolo di “far conoscere”, descrivendolo e con la parola orale, informando, proclamando, riferendo, annunciando, evangelizzando con gli scritti - predicandolo, il mistero di Dio stesso, che gli è stato rivelato sulla via di Damasco e in altre manifestazioni visive e uditive, sempre vere di Gesù in persona. Paolo si considera apostolo di Cristo e profeta in quanto è rivelatore autorizzato di Gesù come il Cristo o Messia, suo Signore, nel senso di padrone più che di “anziano” dell’universo, dell’intera creazione, affidata in gestione e poi coeredità, ai figli e figlie di Dio, Padre di tutti.

 

 

3 μυστήριον (musterion)

= mistero; dottrina segreta, apocrifa, nascosta. Il mistero è la stessa volontà o progetto o disegno di Dio, la sua Parola, il Vangelo, la verità avvolta nel silenzio dei tempi e degli spazi ma che ora a Paolo è data per rivelarla, renderla nota, pubblica, visibile con la parola, al mondo intero. Il mistero di Dio è Gesù Cristo, vero Figlio fatto uomo, il nuovo Adamo, corpo ecclesiale. Paolo non può accontentarsi di rivelare Gesù solo come Messia o Cristo di Israele a Israele. Deve svelare a tutte le nazioni, a tutte le creature, la larghezza, lunghezza, profondità e altezza del mistero imperscrutabile di Dio.

4 ἀναγινώσκω (anaginosko)

= riconoscere con gli occhi, leggere. L’attività di Paolo, per arrivare a tutti, e financo a noi, destinatari del mistero di Cristo, è quella della predicazione sia orale che scritta del Vangelo. Paolo interpreta nelle sue epistole le Scritture antiche, Legge e Profeti soprattutto, alla luce del mistero pasquale, per guidare e rafforzare la fede delle sue chiese. Paolo ha sicuramente scritto più delle 13 lettere che ci sono pervenute con il suo nome come mittente e che, almeno alcune, sono state riconosciute come un corpus, con dignità pari a quella delle antiche Scritture: Pietro (2Pt 3,14-16) che le ritiene già note ai propri destinatari, mette in guardia chi le legge. Paolo stesso desiderava che le sue lettere fossero ben lette e spiegate. Leggere è dunque necessario per intuire, capire, comprendere, intelligere e poi trasmettere fedelmente e con parresia – con coraggio nel dire tutta la verità – il mistero di Dio. La mancanza di fede e l’ignoranza del Vangelo, derivano dall’assenza della lettura, pubblica e non solo privata.
5 Apostoli & Profeti.
Paolo è un “apostolo” che considera gli apostoli e i profeti, maestri della fede, gli operatori di miracoli, i loro assistenti, molto più importanti di quelli al governo (presbiteri, diaconi, episcopi). L’apostolato viene prima di tutto, di ogni altro compito o ministero. Proclamare il Vangelo, come Parola o volontà di Dio significa infatti con-vocare tutte le genti in un solo corpo, quello del Nuovo Adamo, nella chiesa corpo e sposa unica di Gesù. Senza questa fede e fedeltà a Cristo, che deriva dall’ascolto e dalla lettura di apostoli e profeti, la speranza svanisce e la caritas diventa una ong ecumenica, dove cioè ognuno adora e serve il proprio dio – o l’interesse personale o di partito.
Paolo si inventa parole come σύσσωμος, συμμέτοχος per indicare questo diventare cristiani come trasformarsi in membra dello stesso corpo, di Cristo, facendo chiesa fedele al suo Sposo e Capo, e insieme a lui, amministratrice o economa del mistero di Dio, depositaria di una sapienza molteplice (πολυποίκιλος) per arrivare a tutti gli uomini e a ciascuno personalmente su sulla terra. Se la chiesa in quanto tale non diventa, dinamicamente e apertamente una con-vocazione permanente di tutte le genti, con la proclamazione a tutti dello stesso, immutabile e insostituibile Vangelo di Dio, perde la sua identità configurandosi come una società o azienda di comunicazioni, una casa editrice del libro del vangelo o della bibbia o di testi sacri che sono comuni a tutte le religioni. Sostituendo però in tal modo la messianicità, unicità della signoria di Cristo in cielo e in terra.
Angelo Paolo Colacrai – Firenze 2017



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